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Brindisi
, la romana Brundisium ha origini messapiche con il nome di brendon (=testa di cervo, per la forma ramificata del suo porto). Già in epoca messapica, inoltre, il suo porto era vitale per i commerci con la Grecia (VII e VI secolo a.C.). Acquistò maggiore importanza dopo l'occupazione romana, avvenuta nel 266 a.C., divenendo base navale e principale porto commerciale verso l'Oriente. Durante la seconda guerra punica rimase fedele a Roma, ciò che le valse riconoscenza e onori. Diventò municipio e, dal II secolo a.C., fu avvantaggiata da un efficace sistema di comunicazioni dirette con Roma: la via Appia e la via Traiana, che si raccordava con l'Appia
a Benevento passando per la costa adriatica (Egnazia) e l'immediato entroterra (Canosa). Ancora una volta il porto fu determinante nei commerci - sostituì praticamente quello di Taranto - e nelle spedizioni militari verso la Macedonia, la Grecia e l'Asia Minore: vi transitarono e vi sostarono i personaggi più importanti di Roma, da Cesare a Pompeo, da Ottaviano a Marco Antonio, da Vespasiano a Marco Aurelio. Nel Medioevo fu presa da Goti, Bizantini e Longobardi, subendo assalti e saccheggi da parte dei Saraceni. Divenne città demaniale sotto Ruggero II e fiorì per cultura e commerci. Federico II le concesse molti privilegi. Distrutta da un terremoto nel 1456, fu riedificata da Ferdinando I d'Aragona. Appartenne ai Veneziani e agli Spagnoli, sotto i quali iniziò la sua decadenza. Rifiorì con la nascita dello Stato Unitario e specialmente con l'apertura del Canale di Suez (1869). Dal 1870 al 1914 fu scalo ferroviario e marittimo della Valigia delle Indie, la principale comunicazione fra l'Europa occidentale e l'Oriente. Nel 1927 fu elevata a capoluogo di provincia.
Durante le due Guerre Mondiali il suo porto fu base militare principale dell'Adriatico; anche l'aeroporto acquistò importanza per i collegamenti con l'Albania, la Grecia e la Turchia e come scalo delle linee inglesi e olandesi. Subì bombardamenti aerei durante la campagna di Grecia. Il 10 settembre del 1943 vi si rifugiarono il re Vittorio Emanuele III e il maresciallo Badoglio: divenne sede del governo italiano fino al febbraio del 1944, quando si trasferì a Salerno.
Nel Dopoguerra è diventata importante centro di commercio dei prodotti agricoli provenienti dalla regione circostante e, dagli anni Sessanta, grazie anche all'intervento dello Stato, un attivo polo industriale (chimico, enologico, alimentare) e energetico. Alla fine degli anni Novanta sono state intraprese importanti iniziative di riconversione e di risanamento ambientale. In anni recenti il porto ha continuato a svolgere un notevole ruolo nelle emigrazioni albanesi e nella guerra balcanica.
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